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Quasi appoggiò i gomiti sul tavolo, poi si ritrasse di scatto.
-Non si appoggiano i gomiti sul tavolo! - Come un tuono, arrivarono nella sua mente le parole che sua madre le ripeteva ogni domenica a pranzo.
Lui fermò il suo spiegare.
- Lo hai fatto ancora. -
- Cosa? - rispose lei, fissando due piccioni a terra azzuffarsi per qualche briciola.
- Non riesci proprio a lasciarti andare, vero. -
- Siamo esattamente come loro - disse lei.
Lui rimase sospeso in un niente. Teneva le mani aperte sul bordo del tavolo, con i palmi rivolti verso il basso, immobili.
- Hanno le ali - continuò lei, senza guardarlo. - Possono partire quando vogliono. Possono volare quando vogliono, possono guardarci dall’alto e poi sparire dietro all’orizzonte.
- È solo un modo di dire, mi auguro - disse lui.
- No. Hanno le ali. Lo sanno benissimo. Eppure restano lì. Si azzuffano per una briciola di pane bagnato, in mezzo alla polvere. Barattano il cielo per un pezzo di niente.
Un bambino, per mano a sua nonna, passò sulla strada e con un grido spezzò il silenzio. I piccioni si alzarono in un batter d'ali disordinato.
Lei si toccò il polso con le dita dell'altra mano, sfiorando la pelle dove il cinturino dell'orologio lasciava un segno rosso.
- Siamo esattamente come loro - disse.